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Scoperto l’interruttore molecolare che può riaccendere il tessuto adiposo bruno, una novità che potrebbe aiutare molto nella lotta contro l’obesità. Fino ad oggi, era sconosciuta la sua esistenza.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Metabolism da ricercatori dell’Università di Bonn e dell’Università della Danimarca Meridionale, ha identificato la proteina chiamata AC3-AT come l’interruttore molecolare che frena l’attività del tessuto adiposo bruno. La sfida ora è trovare farmaci capaci di bloccare l’azione di questa proteina per riattivare il tessuto brucia calorie.

L’interruttore del tessuto brucia calorie: I dettagli dello studio

Il professor Saverio Cinti dell’Università Politecnica delle Marche ha commentato molto positivamente all’ANSA la ricerca, sottolineando l’importanza dell’attivazione del tessuto adiposo bruno nella lotta contro l’obesità. Caratterizzato dalla sua colorazione scura, dovuta alla presenza di elevati livelli di ferro, il tessuto adiposo bruno è noto per la sua efficacia nel bruciare calorie, per questo le nuove scoperte potrebbero portare a un approccio terapeutico più efficace.

La ricerca ha dimostrato che anche negli esseri umani adulti il tessuto adiposo bruno è presente e che la sua quantità può essere modificata. Gli autori dello studio hanno osservato, infatti, che i topi privi della proteina AC3-AT hanno accumulato meno grasso e hanno mostrato miglioramenti metabolici rispetto ai topi con la proteina. Da lì nasce la scoperta.

Le implicazioni secondo Ronja Kardinal

Ronja Kardinal dell’Università di Bonn, co-autrice dello studio, ha evidenziato le implicazioni terapeutiche dirette per gli esseri umani, poiché la proteina AC3-AT si trova anche negli esseri umani e in altre specie.

Il professor Cinti ha sottolineato che il meccanismo regolato dalla proteina AC3-AT è un meccanismo di difesa, mirato a proteggere le riserve energetiche dell’organismo. Tuttavia, disattivare questo meccanismo potrebbe portare a effetti collaterali, e ulteriori ricerche sono necessarie per comprendere appieno le implicazioni di questa scoperta.

In conclusione, la ricerca rappresenta un importante passo avanti nella comprensione e nel trattamento dell’obesità, aprendo la strada a nuove possibilità basate sull’attivazione del tessuto adiposo bruno.